Blog chiuso – Dedicato a Lei

Questo spazio termina la sua vita. Lascio solo questo post it, nulla più.

novembre 2016

AS: commento consapevolmente scritto dopo aver riletto questo post – a distanza di quasi due anni: non provo più né rabbia né rancore né stupore per il suo comportamento. E’ andata. L’unica cosa che ancora mi spiace è il non aver capito perché, ma la vita mi ha insegnato che i perché, prima o poi, escono fuori. Mi ha lasciato un retaggio importante, un bel peso da portare dietro, ovvero la non fiducia a priori nei confronti delle persone; non è una sensazione piacevole non fidarsi a priori, anche quando arrivano parole dolci che oggi non mi fanno più né caldo né freddo.

E’ ovvio che ‘sta persona mi deve esser entrata proprio molto dentro, sicuramente più di quanto lo abbia fatto io con lei.

 

primavera 2015

Post scritto senza rileggere, senza guardare a errori o altro; avevo bisogno di parlare di lei, di quello che ha significato per un uomo adulto l’incontro con una donna, la Donna. Perché scrivo di lei, quando dovrei covare rabbia e delusione, non so, ma per me lei è lì, nel prato, nel cielo, nel mare, in cima alla montagna, in me e di quello che è accaduto – o non accaduto – sinceramente non me ne frega niente; è il fine la mia vita, non il mezzo. Volevo lei, l’ho sognata, amata, odiata pure, ma fondamentalmente mi rendo conto che, sia pur in un casino di storie, storielle e avventure, ho capito il significato di Amore solo attraverso di lei, anche mediante i suoi – a me incomprensibili – silenzi. Parlare di lei mi fa male, ma mi fa anche bene; è una contraddizione, una delle mie numerose, forse innumerevoli contraddizioni, ma non m’interessa perché ne ho bisogno. Trascorrono giorni, mesi, ma il calendario rimane piatto, fermo a quei momenti, quelli in cui la memoria si è svuotata di tante storie per fare posto, a polmoni aperti, a tutto quello che aveva a che fare e vedere con lei. Seduta su un pavimento di sabbia, mi disse. Quante cose mi ha detto! Quante, forse poche, ma importanti, mi ha taciuto. E’ andata, ma il ricordo di quei giorni rimane impresso come un tatuaggio nella mente, non va via. Ogni mattina, quando apro gli occhi, prendo subito il telefono, nella speranza, vana, di leggerla; ogni sera, quando mi addormento, le rivolgo un pensiero – carino, non un accidenti; ogni tanto, di notte, la sogno e, molto probabilmente, il sogno è il posto dove sta meglio per quanto impalpabile ed eterea è la sua essenza, per quanto, invece, sia radicalmente appoggiata alla materia. La mente va, i ricordi tornano a farsi prepotentemente avanti, gli occhi s’inumidiscono quel poco che serve per farmi tornare alla mente emozioni e sensazioni che ho vissuto con lei. Non so cosa avesse di speciale ‘sta benedetta donna perché, in tutta sincerità, ho avuto donne più “tutto”: più buone, più dolci, più corrette, più belle, più bionde 🙂, ma lei era lei, lei è lei e, nonostante tutti i “meno” che possa aver avuto o esser stata, per me rimane Unica, qualcosa di incancellabile, di diabolico e divino nello stesso tempo: era angelo e diavolo, vittima e carnefice. M’ha dato alla testa ‘sta donna; in quasi cinquant’anni non ho mai vissuto niente del genere, mai provato sensazioni così estreme. Forse proprio le sensazioni tutto tranne che neutre mi hanno affascinato; io, tutto nero o bianco, ho trovato in lei il paradiso dei colori. Avrei voluto fare una cosa che non sono riuscito a fare: avrei voluto portarla al mare, nel suo mare, e, tenendola per mano, avrei desiderato, in silenzio, guardare le onde insieme a lei, lasciando parlare la battigia, l’aria, il vento, il sale. Le navi.

Ho pensato mille volte, e altre mille, poi altre mille ancora, che questo amore sia vivo dentro di me per la sua impossibilità a concretizzarsi perché, come so, io detesto il definitivo e amo il provvisorio che meno mi riporta il concetto di fine che io non amo per niente, avendo un rapporto difficile con la fine quella vera, quella capitata a una bambina innocente che è l’unica, insieme alla nonna di lei a sapere e conoscere la verità di questa storia mai nata per davvero. La mela, la finestra, i sogni. Dopo tanti anni, proprio per raccontare la mia – dire la nostra mi pare un’eresia – storia con lei, sono tornato davanti ad una lapide dove non andavo da decenni perché quello che ho provato non può esser trasmesso ai vivi, ma chi vita non ha più può, forse, capirlo perché, se c’è un divino, quello che vive in me ci si avvicina tanto.

Guardavo ora il calendario: oggi è 27 agosto.

Un anno fa, esattamente il 28 agosto, la vedevo per la prima volta.

E’ stato un sogno, un’illusione, una favola finita male, nel peggiore dei modi, con il cantastorie che si ferma e tace e tutto quell’incanto che s’era creato attorno alla sua voce smette di essere, evapora e si dissolve nell’aria senza un senso, né un fine, né un motivo: così. In mano non rimane nulla, nel cuore solo il freddo, nella mente tante immagini, negli occhi tante parole che, rilette oggi, mi danno ancora il senso del brivido ma non ne colgo il motivo. Boh, solo lei saprà, forse, ammesso che abbia capito quel che è accaduto almeno lei.

Mi manca, mi manca come può mancare l’aria, come può mancare acqua.

Ho in mente un’immagine: stavo correndo – col telefonino sempre in tasca, pronto a ricevere uno dei suoi messaggi – e correvo da una mezz’ora; mi arrivano dei suoi messaggi, di quelli che, quando li leggi, il mondo si ferma perché non te ne frega più niente del mondo perché, in quel momento, il mondo, il mio mondo, era lei e soltanto lei. Mentre correvo iniziai a piangere di felicità, cosa che non mi è praticamente mai accaduta in quel modo, ovvero per una frase ricevuta: ero felice, mi dissi felice, le proclamai la mia felicità; qualcosa di straordinario era accaduto dentro di me, volavo, volavo come quelle farfalle che tanto le piacevano, con i loro colori e la loro spensierata malinconia di qualcosa che, prima o poi, finirà, più prima che poi perché è nel loro destino, oltre che nel dna. Ecco, per me lei era il dna, la sentivo dentro, come geneticamente avvolta ai miei cromosomi. In chi ho creduto non so; è passato un anno ma per me il tempo, almeno in questo, non è trascorso e, malgrado tutto, vorrei rivivere, sia pure in un’illusione, un sogno o chissà che diavolo è stato, quei momenti in cui ho aperto le mie ali e sono arrivato a lei, più volte, volando con la mente  e col cuore gonfio di Amore.

Vabbè, il tempo è andato, lei è volata via come quella farfalla ed io, gabbiano solitario, ogni tanto volteggio ancora su quel mare che ho voluto vedere con i miei occhi sì da sentirmi più vicino ai suoi.

“Non sparire” mi chiedesti. Io ho mantenuto fede a quanto promesso e non sono sparito. Io. Fa niente. La vita va e andrà avanti ugualmente.

Non mi hai dato tempo e modo di dirtelo a voce, guardandoti negli occhi, nei tuoi occhi di viaggio e vento e sale e mare e alghe e conchiglie: ti amo, ma, pur essendo pronto a volare a te in qualunque momento al tuo primo segnale, io non ti cercherò mai più.